Staminali e malattie renali: importante scoperta della Scuola di Nefrologia al Policlinico di Bari

Le cellule staminali possono ridurre o addirittura eliminare i danni fibrotici correlati alla disfunzione dell’endotelio vascolare del rene. L’importante scoperta è stata fatta dal team del prof. Loreto Gesualdo, Direttore della Struttura Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari.

Lo studio – che potrebbe presto apportare dei miglioramenti nella cura della fibrosi del rene – è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica FASEB Journal. L’articolo dal titolo “Renal progenitor cells revert LPS-induced endothelial-to-mesenchymal transition by secreting CXCL6, SAA4, and BPIFA2 antiseptic peptides” (disponibile al link: www.fasebj.org/doi/10.1096/fj.201900351R) è frutto di un’importantissima ricerca svolta dal team della sezione di Nefrologia del Prof. Loreto Gesualdo e della Prof. Anna Gallone (Dott. Fabio Sallustio e Dr.ssa Alessandra Stasi, i due principali coautori dello studio) dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro che ha condotto la ricerca con la collaborazione di altri gruppi dello stesso Ateneo.

“E’ noto infatti – spiegano gli autori della ricerca – che i reni sono organi deputati alla rimozione dei prodotti di scarto dall’organismo attraverso le urine. Quando i reni sono danneggiati la loro capacità di svolgere questa funzione è compromessa”.

Gli studiosi hanno scoperto che gli effetti delle cellule staminali adulte del rene umano nel danno renale indotto da infezioni batteriche di tipo Gram negativo, e hanno dimostrato che queste cellule possono evitare i danni fibrotici correlati alla disfunzione dell’endotelio vascolare”.

“Inoltre, hanno evidenziato che questo effetto antifibrotico è dovuto alla produzione di specifiche molecole antisettiche (CXCL6, SAA2, SAA4 e BPIFA2) da parte proprio delle cellule staminali renali”.

“In definitiva – concludono gli autori – le cellule staminali renali hanno capacità di proteggere localmente il tessuto renale dai processi fibrotici provocati dalla tossina batterica nota come lipopolisaccaride (LPS)”.

Alla domanda su “quali saranno gli effetti immediati sulla malattia” il dott. Fabio Sallustio, ricercatore di biologia applicata dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro che “il gruppo continuerà a studiare l’effetto rigenerativo e protettivo delle molecole prodotte dalle cellule staminali renali per esplorare il loro potenziale terapeutico nel ridurre la fibrosi precoce nel danno renale acuto”.

Un importante passo in avanti che apre una nuova frontiera nel campo scientifico della cura e prevenzione delle malattie nell’ambito della Nefrologia, un settore nel quale la Scuola pugliese è riconosciuta a livello internazionale: lo testimonia tra gli altri l’ambito riconoscimento riservato al direttore della stessa Scuola dell’Università di Bari, prof. Gesualdo al quale è stata affidata la Presidenza del prossimo congresso europeo di Nefrologia del 2020 che si terrà a Milano.

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