Ciro Polito: “Vi racconto come ho costruito il Bari”

Determinato, schietto, sicuro di sé e con tanta ‘fame‘, la stessa che pretende dai suoi giocatori. Il direttore sportivo del Bari, Ciro Polito, per 50 minuti questo pomeriggio ha risposto alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa di bilancio del calciomercato chiuso pochi giorni fa. Nessuna parola banale, scontata o di circostanza, toccando anche altri temi, come la presa di posizione del tifo organizzato.

Ecco, nel dettaglio, alcuni dei passaggi più interessanti della conferenza stampa:

“Volevo cambiare abbastanza – ha esordito Polito – sapevo di andare incontro a delle difficoltà nel mercato in cui ci siamo ritroviamo quest’anno. È stato un mercato molto particolare per tutti. Avevamo una rosa di tantissimi giocatori con contratti anche pluriennali e sapevo comunque che non era semplice, ma dentro di me, come ho detto più volte, io avevo già le idee chiare. Purtroppo non potevo muovermi prima e all’ultimo ho cercato di dare un segnale forte anche alla piazza perché ne aveva bisogno. Per la verità avrei voluto prendere qualche giovane in più. Io sono abituato a creare sempre un giusto mix, perché secondo me i giovani sono quelli che durante il campionato riescono a darti quella freschezza e quella incoscienza che a volte serve però anche loro hanno bisogno di giocatori esperti perché comunque questa è una piazza che esige giocatori di un certo spessore. Forse qualche giovane in più, se avessi avuto libertà, come il mio solito l’avrei portato, però all’ultimo ho portato anche qualche ragazzo giovane che può darci grande soddisfazione.

I complimenti vanno fatti alla fine. Ho fatto il mio mestiere, sono direttore e cerco di portare a compimento una squadra. Sono riuscito alla fine ad ottenere quasi tutto quello che volevo, qualcosa non è stato possibile, per scelta anche dei giocatori, perché io penso che per venire a Bari non si debba venire per contratti pluriennali che ti salvano la vita, altrimenti poi facciamo harakiri. A Bari ci si deve venire con la voglia e con la ‘fame’, la determinazione che mi hanno sempre contraddistinto e che ha sempre contraddistinto anche la mia proprietà. Quindi contratti pluriennali li ho sempre evitati. Sono contento di tutto quello che ho ottenuto.

Io credo che il direttore debba scegliere l’allenatore e insieme costruire una squadra in base alle esigenze sue. Se lui gioca 4-3-1-2 cerco di non prendere esterni d’attacco, se uno già 4-3-3 non prenderò quattro centravanti. Io dico sempre che un direttore è bravo se riesce a mettere il vestito giusto al proprio allenatore. Credo che in parte ci sono riuscito, sulla carta, poi è il campo che parlerà di quello che abbiamo fatto. Un po’ di tempo ci vuole. Siamo andati a Potenza con 13 giocatori, quindi non era semplice, adesso abbiamo una rosa completa. Qua non ci sono titolari. Io dico sempre, e l’ho detto la squadra 20 giorni fa, io farò una squadra, cercherò di fare una squadra che quando il quarto uomo alzerà il tabellone la gente dovrà chiedersi: ‘Madonna chi sta entrando?’ altrimenti non è squadra forte. La squadra forte è quella che ha due giocatori per ruolo, che si rispettino, perché senza rispetto non si va da nessuna parte, che stanno bene insieme e che riescono a creare un gruppo coeso per poter andare a fare la guerra su tutti i campi. Perché col nome non si vince. Però io ho anche un altro pensiero, che se uno ha fatto una carriera diversa e per anni ha giocato in B e in A e qualcun altro ha fatto una carriera sempre in C, per me la differenza ci sta, a patto che quel calciatore che ha fatto una carriera a certi livelli ed ha ancora quella fame e quella determinazione e quella voglia di ottenere, è effettivamente superiore agli altri. Se invece lui pensa di giocare col nome perché ha giocato in serie A, lì è l’inizio della fine.

Di quelli che sono arrivati, nessuno ha un contratto pluriennale e nessuno ha fatto una questione di soldi. Sono giocatori che si sono messi in discussione. Se vedete, per tutti un anno più opzioni in caso di B. Quindi la voglia di ottenere ce l’hanno tutti per allungarsi la carriera ma quella è una cosa fondamentale perché ci sono già passato. È alla lunga che si costruisce un gruppo, ci vuole tempo.

Racconto un aneddoto. Davide Di Gennaro, che è un giocatore che ha sempre giocato a certi livelli, ha fatto delle scelte sbagliate nelle ultime due stagioni. L’anno scorso è stato intelligente ad andare 4 mesi a Cesena – ha giocato 15 partite, fatto 5 gol – a dimostrare ancora chi è Di Gennaro. Mi ha contattato tramite il procuratore un mese fa e voleva il Bari! Lui mi ha detto: ‘Direttore, sono stato con te a Castellammare e mi conosci bene, io ho delle possibilità di andare in giro, ma…’. Io non ho mai promesso niente, mi sono tenuto questa possibilità fino all’ultimo e lui mi ha aspettato, fino all’ultimo. ‘Tanto io la trovo la squadra’ ha detto ‘però io voglio giocare per un obiettivo, per una piazza che sa di calcio, io voglio fare qualcosa che mi piace, perché non ho bisogno di guadagnare grazie a Dio, quello che voglio è sentirmi importante’. Io l’ultimo giorno l’ho stuzzicato, l’ho chiamato e gli ho detto ‘io sono pronto’ e quando ho aggiunto ‘io ti posso prendere ma ho solo questo’ la risposta è stata: ‘Forse non ci siamo capiti bene, quello che tu hai per me va bene, poi mi fai un altro anno nel caso di B, non mi interessa. Io voglio venire al Bari, sto già partendo’, discorso chiuso.

Quale sarà la squadra titolare lo dirà il tempo. Ora come ‘cogli cogli’ cogli bene. Il titolare lo sceglie la partita, il periodo, il tempo, le avversità. Non è che quelli che sono arrivati saranno tutti titolari, già ci sono dei giocatori forti. Ci vogliono due giocatori di un certo tipo per ogni ruolo, poi la squadra avrà bisogno di un po’ di tempo per avere un’identità di un certo tipo, è normale che alla lunga troveremo un assetto sul quale puntare di più.

Mercurio e Manè? Parliamo di due giovani del 2003, la loro categoria è la Primavera. Questi due ragazzini del 2003, per me, c’è il rischio che vanno bruciati. Manè, una via di mezzo tra un terzino e un difensore centrale, è un giocatore giovane, di primo pelo. Potrebbe giocare da terzino ma con una qualità normale. È un giocatore che si deve formare, la vita è fatta di step. L’anno scorso hanno giocato in un momento di bufera in cui noi speriamo di non trovarci mai. A me non mi costava niente tenerli, perché tanto erano fuori lista, però quanto spazio avrebbero avuto? Perché noi ci auguriamo che questo Bari farà il Bari e farà un campione di vertice. E non possiamo pensare oggi ai giovani che dobbiamo crescere. Da premettere che Manè è andato in prestito a fare un campionario Primavera con i suoi pari età. È un’operazione di mercato che ha una logica: far crescere ragazzo con i pari età. Il prossimo anno su lui in Primavera ha dimostrato di essere un giocatore pronto, possiamo anche tenerlo in rosa, se poi riterremo di mandarlo in prestito lo faremo. La vita è fatta di step, di percorsi, di gavetta, non si può ottenere tutto e subito. Oggi abbiamo una priorità: cercare di portare il Bari dove merita. Capitolo Mercurio. Io al ragazzo gli ho parlato, gli ho chiesto ‘che vuoi fare? Qua puoi stare quanto vuoi, è normale che la competizione è alta, con 6-7 giocatori avanti’. Lui mi ha detto ‘direttore io però vorrei giocare’. È un ragazzino, come se fosse mio figlio, un 2003. Ci mettiamo a discutere di due ragazzi che sono andati a fare un’esperienza per loro come se fosse un sogno. Mercurio aveva la possibilità di andare alla Fiorentina. Per un mese mi hanno tartassato. Per 10 giorni non si è allenato. Allora, gliel’ho fatta passare perché è un ragazzino e mi metto nei panni di una famiglia che aveva l’opportunità di andare a fare un contratto, non dico salvavita ma che poteva aiutare anche la propria famiglia. Dovevo forzare la mano per farlo stare qui? Gliel’ho chiesto, mi ha detto ‘io vorrei giocare, è un’esperienza che non vorrei perdere e se posso la devo prendere’. Quindi, non è che la proprietà qua manda via i giovani! A parte il fatto che tutti e due sono in prestito, Mercurio con diritto di riscatto. Mi hanno forzato la mano per un mese intero. Io sono abituata a dire sempre la verità. Figuriamoci se mandavo via Mercurio però onestamente con l’attacco che abbiamo, 10 presenze che valore avrebbero avuto? Se fossimo stati in B, l’ho detto anche alla proprietà, Mercurio da qua non si muoveva. Perché se Mercuri in B sa aspettare, va dentro, ti fa un gol, il livello di Mercurio si alza e inserisci un ragazzino 2003. Ma è giusto che vada a confrontarsi con i pari età. Non penso che lo facciamo solo noi, tutte le scuole d’Italia hanno ceduto i giovani 2003, 2004. Il prossimo anno si valuterà insieme cosa fare e si deciderà se tenerlo, se ha fatto bene il suo percorso, se a pari età ha fatto la differenza, se ha fatto qualcosa in più degli. Noi siamo qua a cercare di far crescere i ragazzi, non a rovinarli. Quindi Mercurio in particolare potrà dire qual è la verità, ok? Io ho accontentato una famiglia, un ragazzo che aveva quelle esigenze e quel desiderio, chiamiamolo così, di andare a confrontarsi in un posto diverso. Non per il Bari, perché lui mi ha detto ‘io ci tengo al Bari, però io capisco che qua siamo tanti e io vorrei giocare’. Ad un ragazzino come fai a togliergli la possibilità di andare a giocare in Primavera a Napoli o alla Fiorentina? Si è scelto Napoli perché comunque lo volevano anche loro e insieme al procuratore alla fine hanno preso questa decisione. Perciò su questo discorso cerchiamo di capire cosa dovrà fare il Bari in futuro. Ai due ragazzi facciamo un in bocca lupo e li aspetteremo l’anno prossimo.

Sul clima, io sono rimasto un po’ basito da questa contestazione un po’ inaspettata perché c’è stato sempre massimo silenzio. Avere una proprietà così importante, che non ti fa mancare niente, che negli anni ha investito sempre soldi… io non me lo sarei aspettato, perché non sapevo niente. Anche perché conosco poco. Onestamente io dico ai tifosi, come ho detto sempre anche in passato: teniamoci stretta questa proprietà che comunque investe, che comunque ha voglia di portare il Bari dove merita, perché dopo ce ne pentiamo. Con il presidente De Laurentiis ho un grandissimo rapporto, grande comunicazione. È una persona sempre presente, che si fa vedere, non ti fa mancare niente. Il Bari investe soldi. Qua non manca niente, non ci possiamo lamentare. Quest’anno il presidente ha fatto un percorso diverso, scegliendo il direttore, il direttore ha scelto l’allenatore e abbiamo fatto il nostro percorso. Adesso zitti, testa bassa, pedalare e cercare di fare quello che dobbiamo fare. Abbiamo già speso tante parole. Anche io faccio un in bocca al lupo al presidente De Laurentiis, come a tutti voi e a tutti noi. Ok? Un abbraccio e forza Bari.

Dove seguo le partite? Vado sempre in tribuna. Perché come sono fatto caratterialmente in panchina farei danno. Siccome ognuno di noi deve capire i propri limiti, mi metto in tribuna ed evito, anche perché ho una figura che non mi posso immischiare nella confusione. In panchina c’è il mister, io mi metto sopra e soffro da sopra. A volte me ne vado proprio dal campo…

Che mi aspetto domenica da Bari-Monterosi? C’è poco da aspettarsi, c’è da vincere la partita. Non ci sono tante frasi per dire questo, è normale che siamo ancora in costruzione ma abbiamo tanti giocatori forti che possiamo andare in campo e dimostrare subito chi è il Bari. C’è solo una finalità: vincere col Monterosi, come vincere il campionato di serie C e portare il Bari dove merita, che è la Serie B, il minimo che si può in questo momento.

Quanto ha inciso nella riuscita delle trattative avere a Bari un direttore come Ciro Polito? Dico la verità, tanto, ma tanto anche nella spalmatura dei contratti, perché quando vai a mettere la faccia e quando grazie a Dio hai una credibilità da spendere, è un po’ più facile. Per quel che è stato fatto nel mercato, tante scelte i giocatori le hanno fatte grazie ai rapporti. E grazie anche alla piazza naturalmente, perché a Bari si deve voler venire, perché Bari è Bari, non è una piazza da Serie C. Bari è una città, una piazza che è paragonabile a quelle di Serie A. Se fossi stato magari a Canicattì sarebbe stato un po’ più difficile. Mi aiuta la piazza, mi aiuta la proprietà e mi aiuta il fatto che io sono una persona così come mi vedi, sia nell’operare sia nel relazionarmi con i giocatori e nel relazionarmi con gli addetti ai lavori, punto, non ho due facce.

Mallamo? È un ‘tuttocampista‘, il giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere e ogni direttore vorrebbe avere. Già quando lo guardi ti fa simpatia perché è un puro, ragazzino scuola Atalanta. È rimasto fuori fino all’ultimo perché lui ha fatto il ritiro con Gasperini, e perdi le occasioni. Poi aveva la possibilità di andare a Cosenza, però io 10 giorni fa gli ho detto ‘mi devi aspettare’. Lui mi ha aspettato fino alla fine e siamo riusciti a portarlo a casa”.