Il ministro Boccia: “Nell’autonomia differenziata della Lega non c’era nulla”

“L’autonomia differenziata di cui vi parlo non può essere quella che era stata raccontata al Paese fino a due mesi fa, detto senza giri di parole. Non c’era nulla, c’era solo l’dea di raccontare ad una parte del Paese che bisognava staccarsi e fosse necessario correre”. Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, a Bari, nel discorso pronunciato durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2019-2020 dell’Università “Aldo Moro”.
“Non ce l’ho con la Lega – ha spiegato Boccia – tra l’altro ieri sera ho ottenuto la disponibilità dell’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, a lavorare nella commissione di studio che non ho messo su non per perder tempo, ma perché ho bisogno di tutti i contributi tecnici. Mi sono dato tempo fino a metà novembre quando trasmetterò questo testo che per me è pronto ormai da tempo. La commissione mi serve solo per aiutarmi a darmi torto, questo è il nostro approccio. Io ho bisogno di darmi torto fino all’ultimo momento. Perché noi non siamo persone che credono in dogmi. Chi è nato e cresciuto facendo ricerca non può non mettersi in discussione. E io tutte queste certezze che aveva la Lega su quel modello di autonomia, non solo non le capivo ma poi alla prova dei fatti, quando ho toccato con mano cosa c’era dentro, ho scoperto che non c’era nulla, c’era solo l’idea di raccontare ad una parte del Paese che bisognava staccarsi e fosse necessario correre. Io ho immenso rispetto per i referendum fatti in Lombardia e Veneto soprattutto, dove hanno votato più della metà dei veneti. Solo chi vive in Veneto può capire quanta importanza abbia questo sentimento popolare. E bisogna non solo intercettarlo, ma bisogna raccontarlo con intelligenza. Quando la politica sottovaluta o peggio ancora alimenta le pulsioni – sottolinea il ministro – si finisce con la Brexit, con la Catalogna. Ci vuole poco per fare danni per chi rappresenta le istituzioni, poi dopo ci si pente, è tardi. E io penso invece che paradossalmente Veneto e Puglia hanno tanto in comune. Tant’è che dopo i primi confronti col presidente Zaia siamo arrivati a cancellare l’impostazione iniziale che non prevedeva nessun modello di perequazione ed accettare il sistema di perequazione esistente che mette insieme la legge 42 del 2009 e il decreto legislativo 68 del 2011 che sono l’attuale modello di perequazione delle regioni a statuto ordinario, che a me non fa impazzire ma garantisce equità. Averlo accettato significa aver fatto un passo in avanti nel confronto.