Bari ricorda Benedetto Petrone, il 18enne antifascista ucciso 42 anni fa

“Davanti ad una lapide come questa dobbiamo ribadire il giuramento sulla Costituzione della Repubblica italiana che ha come elemento fondamentale il principio di uguaglianza, per il quale mai nessuno deve essere lasciato al suo destino, perché il pericolo che venga attaccato in solitudine diventa troppo forte. La solitudine delle persone che combattono per la giustizia, per l’eguaglianza, per un mondo migliore è in realtà spesso la nostra colpa. Non facciamo che altri nella condizione di Benedetto siano inseguiti e colpiti solo perché soli o solo perché non riuscivano in quel momento a correre alla velocità degli altri”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano intervenendo alla commemorazione per il 42esimo anniversario dell’omicidio del 18enne barese Benedetto Petrone. Venne commesso a Bari il 28 novembre 1977, davanti al Comune. La vittima, che zoppicava a causa di una malattia, era un militante comunista, iscritto alla FGCI e venne ucciso in un agguato compiuto da militanti del Movimento sociale italiano.

“Oggi stiamo ricordando Benny – ha aggiunto Emiliano – e vogliamo vigilare perché altri non si mettano ad uscire da luoghi, da sedi, nell’intento di acchiappare qualcuno che non gli piace, che non gli è simpatico, per varie ragioni, del quale non condividono il modo di parlare, di pensare, di trasformare un disprezzo insensato in un atto di sopraffazione e addirittura in un atto politico, perché il punto chiave è questo. Questo sentimento tende a creare, nei momenti di crisi della società, una egemonia al contrario. Questa cosa la stiamo ricordando oggi per avvertire tutti che non dobbiamo distrarci, non si deve pensare che l’essere pittoreschi o privi di capacità di ragionamento o di espressione faccia diventare meno pericoloso questo sistema. Perché in tutti i luoghi del mondo questa ignoranza, questa violenza senza senso, alle volte, se noi continuiamo a dividerci e a stare separati, riesce a prevalere costruendo mostruosità. Poi ci vogliono sacrifici pazzeschi per rimediare a tutto ciò che viene spezzettato in quei momenti così terribili”.

“Se siamo costretti a mettere sotto scorta una signora di 89 anni – ha detto il sindaco di Bari e presidente nazionale Anci, Antonio Decaro – che ha subito la vergogna dei campi di concentramento nazisti, vuol dire che quei principi stanno vacillando. E noi non lo permetteremo. Per questo motivo i sindaci di tutta Italia, indipendentemente dalla sensibilità politica di ciascuno, il 10 dicembre si ritroveranno tutti a Milano per fare la scorta civile di Liliana Segre, perché è l’unica possibilità in questo Paese di guardare ad un fanatismo. L’unico fanatismo che noi possiamo accettare è il fanatismo per la libertà, per la democrazia e per il rispetto degli altri. Non c’è altro fanatismo che i sindaci di questo Paese possono tollerare. Per questo il 10 dicembre staremo insieme a Liliana Segre per dimostrargli l’affetto del nostro Paese con le fasce tricolori che tengono insieme la comunità da Nord a Sud”.