A Monopoli scoperta una barriera corallina come quelle equatoriali

Una scoperta incredibile, che porta la firma dei ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Bari, coordinati dal professor Giuseppe Corriero: una barriera corallina – con caratteristiche molto simili a quelle equatoriali – è stata individuata a circa due miglia dalla costa di Monopoli, in provincia di Bari. E’ la prima volta nell’Adriatico.

Il 5 marzo scorso sulla rivista scientifica Scientific Reports è stato pubblicato un articolo sulla scoperta, ma la notizia è stata resa di dominio pubblico ieri da La Gazzetta del Mezzogiorno. “Nella carriera di un ricercatore una fortuna del genere capita una sola volta” ha raccontato al quotidiano barese il prof. Carriero.

La barriera è lunga almeno 2,5 chilometri e si trova a una profondità compresa tra i 30 e i 55 metri sotto il livello del mare. L’estensione in realtà potrebbe essere maggiore e, sia pur con alcuni tratti di interruzione, potrebbe arrivare nella zona di Otranto.

“Da noi c’è molto meno pesce – ha spiegato il prof. Corriero alla Gazzetta – e i colori dominanti sono più soffusi (rispetto a quelli equatoriali) e dati da spugne policrome con tonalità che vanno dal’arancione, al rosso, al viola”. “Pensiamo che questa sia una scoperta di assoluto rilevo, tanto da immaginare di poter istituire una zona protetta in modo da evitare pesca, ancoraggio e attività che per una scogliera corallina sono letali. In questo senso abbiamo già allertato informalmente l’Ufficio Parchi e Tutela della Biodiversità della Regione Puglia. Sono consapevoli del valore dell’emergenza naturalistica e quindi della necessità di iniziare le procedure. Inoltre, una scoperta del genere può assolutamente fare da ulteriore volano per lo sviluppo dell’economia turistico-naturalistica. È un settore di nicchia che in Italia muove tanti soldi”.

AGGIORNAMENTO DEL 10 MARZO 2019:

“Il banco coralligeno scoperto al largo di Monopoli – scrive in una nota l’assessore regionale all’Ambiente Gianni Stea – dai ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università, rappresenta una interessante novità per la nostra costa. Innanzitutto perché potrebbe estendersi ben oltre quel tratto di mare, costituendo un caso unico nel Mediterraneo. Ma anche perché l’area rappresenta senza dubbio l’habitat ideale per numerose specie e organismi marini. Ora quindi, fatta la scoperta, diventa necessario preservarla con la collaborazione non solo delle Istituzioni ma anche dei cittadini e delle categorie dei lavoratori del mare. La giunta regionale sta pensando ad un lavoro di concerto con le Capitanerie affinché si possa avviare l’iter per una nuova area marina protetta. Coinvolgeremo nel progetto anche le marinerie affinché nessuno possa sentirsi penalizzato, ma tutti si contribuisca alla creazione di una nuova visione di tutela ambientale e di un ecosistema che è certamente non diffuso nel Mediterraneo. L’obiettivo, come per esempio avviene per Torre Guaceto, deve essere quello di offrire un modello di sviluppo sostenibile della zona costiera e marina, in un percorso di miglioramento continuo, ma anche con azioni di sorveglianza attiva atte a scoraggiare pesca di frodo e attività che possano danneggiare l’ecosistema. Se si lavora insieme, coinvolgendo come detto i rappresentanti delle attività produttive, sono certo che la strada dei parchi protetti, sia sulla terraferma che in mare, sia la migliore non solo per la più accurata tutela di un territorio per molti aspetti unico al mondo, ma anche per lo sviluppo di un turismo più attento che non potrà che essere di ulteriore spunta allo sviluppo alla Puglia. E’ questa la scommessa che voglio portare avanti con i colleghi assessori regionali, ognuno per le proprie deleghe. Certo di trovare sulla stessa linea, e pronti alla collaborazione, anche i Ministeri competenti”.

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